Posted tagged ‘PSICOLOGIA’

Sono allibita

17/05/2011

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Una mattina come tante: oggi. In un aula come tante di una delle tante Università italiane. Con un professore ed i suoi assistenti, come tanti.

Arrivo in aula, sta per cominciare l’esame: mentre gli studenti arrivano, professore ed assistenti chiacchierano.

Mi siedo in prima fila, sono sempre stata un po’ impicciona e comunque non posso evitare di ascoltare: la cattedra a cui sono professore ed assistenti è ad un paio di metri da me; il loro livello di voce non è particolarmente basso.

(altro…)

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Pavlov Theory

01/11/2010

Come potete vedere tra cani e coinquilini non c’è poi tanta differenza…

(su YouTube ci sono molti altri esempi di condizionamento classico nella vita reale).

Test sul disgusto

15/09/2010

Per deformazione pre-professionale (?!?) pubblicizzo questo link (segnalato originariamente da Roberta). E’ un test, ma non aspettatevi risultati, profili etc.
In effetti, non è propriamente un test, diciamo che è il test in preparazione del test, quello che serve per verificare se si sono scelti degli item efficaci; insomma, se le domande poste vengono interpretate in modo corretto e se, ad esempio, il concetto di disgusto a cui fanno riferimento i ricercatori è lo stesso a cui fa riferimento il soggetto medio (cioè voi).
Bene, è rapidissimo, non ci vogliono nemmeno 5 minuti…

avanti soggetti sperimentali, fatevi avanti!

L’intelligenza artificiale di SlashCode

10/08/2010

Come qualcuno là fuori saprà fin troppo bene, due miei grandi interessi sono la Psicologia (che mi diletto a studiare in Università) e l’Informatica, che imparicchio un po’ qui e un po’ lì sul web.

All’incrocio tra queste due interessanti e apparentemente distanti discipline, si trova, tra le altre, la questione dell’intelligenza artificiale, tema che mi interessa non poco. Tra l’altro, in qualche modo, questo discorso capita a fagiolo, perchè si riallaccia al weekend appena trascorso e al SantoRock, visto che sabato sera l’intelligenza artificiale è stato uno tra i temi più affrontati nelle nostre profonde discuisizioni filosofiche.

Comunque, ciancio alle bande, tutto questo perchè ci tengo a segnalarvi cotesto blog, in cui si trovano alcuni post davvero interessanti su varie questioni di intelligenza artificiale, apprendimento et similia. Per la verità, il blog in questione tratta principalmente di Linux e OpenSource, ma segnalo in particolare questa categoria di post per la sua originalità: in fondo personalmente blog su Linux ne seguo per così, questo è l’unico che si distingue su questi temi.

Grazie @ The K3nger!

Lezioni di Psicologia /1

18/05/2010

Buongiorno, sono viva.

Lo sono sempre stata, ho solo avuto poco tempo per scriver qui sopra, e anche poca voglia.

Cazzo, ma davvero l’ultimo post è di Gennaio?! O_O

Bah, va beh…

Ora mi è venuta l’idea malsana di scrivere questo post, senza nessunissimo motivo; non preoccupatevi, il fatto che sia segnato come n°1 non implica che ci sarà un seguito, anzi, è soltanto una remota possibilità, però, boh, ci stava.

Semplicemente mi è venuta voglia di spiegare un paio di fenomeni della mia amata Psicologia Sociale, possibilmente in modo comprensibile.

Bene, ora che lo sapete siete autorizzati a cliccare la X rossa in alto alla vostra sinistra.


Bene, se qualcuno è rimasto… C’est parti! (leggi con forte aspirazione finale, sarebbe "Cominciamo!")

Il primo, è davvero semplice, si chiama Profezia autoavverante, ovvero, circa: la credenza, falsa, dell’esistenza di un determinato avvenimento o atteggiamento (profezia) può portare quel fatto stesso a diventare effettivamente esistente, reale (autoavverante). Vi presento subito l’esempio accademico, vedrete che è molto più semplice di quanto non sembri (se non sbaglio è anche un fatto vero):

– si sparge la voce (falsa) che la banca X sia sull’orlo del fallimento, quindi

– i risparmiatori, preoccupati, ritirano in massa i loro soldi dalla banca X, quindi

– la banca X rischia il fallimento

–> la diceria falsa del fallimeno della banca X porta al fallimento della banca stessa

Curioso, no?

Altro esempio, di mia invenzione, più quotidiano

– Tizio crede che Caio e Sempronio lo considerino antipatico, quindi

– Tizio tratta Caio e Sempronio con freddezza, in quanto non li considera degni della sua amicizia, quindi

– Caio e Sempronio pensano che Tizio sia antipatico

–> Credendo di essere considerato antipatico, Tizio si comporta in modo da essere considerato tale.

Non mi direte che situazioni del genere non capitano mai! 🙂


Ora, il secondo fenomeno, un po’ più complesso, ma a mio parere, davvero illuminante. Signori e signore… La dissonanza cognitiva (nome in codice: 20$ per una menzogna)!

Il tutto parte dal concetto di base che l’uomo sia un ricercatore di coerenza, alias, cerca di rendere i suoi comportamenti coerenti tra loro e alle sue idee e i suoi principi.

La definizione teorica della Dissonanza cognitiva dovrebbe essere qualcosa del tipo: Nel momento in cui un nostro comportamento o atteggiamento nei confronti di un oggetto (leggasi: qualsiasi cosa, persona, avvenimento) va in contrasto con i nostri principi, piuttosto che accettare questa incongruenza (dissonanza cognitiva), cambiamo la valutazione dell’oggetto in questione.

Comincio con l’esempio mio, più semplice (Festinger, autore della teoria, abbia pietà e non si rotoli nella tomba, è solo un tentativo di volgarizzazione):

– Presupposto di base: Tizio non è il tipo di ragazzo che si fa qualunque essere femminile che respiri, diciamo che richiede almeno i requisiti minimi di decenza, fate voi quali.

– Serata casuale: com’è come non è, tanto capita che Tizio si fa una che è sotto qualsiasi punto di vista un cesso fotonico, roba che la Bindi a confronto è Miss Italia, di certo non ha i requisiti minimi.

– Giorno dopo: Tizio si chiede "Ma come mi è saltato in mente?! …" E cerca di trovare una spiegazione a quello che è successo

  • Prima comincia a cercare di convincersi che l’ha fatto perchè era ubriaco (la sua onesta intelettuale però gli dice che "no, non eri abbastanza ubriaco per farti una del genere…")
  • Allora cerca di convincersi che in fondo è proprio lei che gli è saltata addosso ("no, nemmeno questa è abbastanza vera e convincente")
  • Per quanto ci provi non riesce a trovare una valida giustificazione.

– Sapete quale spiegazione si darà alla fine Tizio?

– "Beh, in fondo, non era poi così brutta, aveva un bel viso, dei begli occhi (continuate voi, a scelta, comunque è tutto obiettivamente falsissimo)… Sì, in fondo, me la sono fatta perché meritava…" O_O

–> Non riuscendo a risolvere il contrasto tra il suo comportamento e i suoi "principi", Tizio cambia la sua valutazione rispetto alla ragazza in questione per rendersi accettabile il suo comportamento.

Va bene, ora qualcuno di voi salterà su dicendo "Ma figurati se un ragazzo si fa tante seghe mentali, chissenefrega…". Sì, va bene, ripeto, è un esempio di mia invenzione, vale quello che vale, prendetelo così com’é, però rende l’idea.

Ora vi presento l’esempio ufficiale, che è in pratica un esperimento condotto dal signor Festinger in questione, è lungo da spiegare e probabilmente vi sembrerà un po’ confuso, ma in realtà tutto torna.

Personaggi:

– soggetti sperimentali: qualche decina di studenti che uno alla volta fanno da cavie per l’esperimento

– sperimentatore: psicologo che dirige l’esperimento

– complice dello sperimentatore: psicologo che si spaccia per studente e che collabora all’esperimento, all’insaputa dei veri studenti

– altro psicologo: psicologo che sembra non c’entri nulla con l’esperimento, in realtà ne fa parte.

L’esperimento

– I soggetti sperimentali sono reclutati uno alla volta per quella che si dice loro essere un’esperienza sulla motricità, esercizio fisico, cose del genere. E’ normale, in Psicologia spessissimo si dice ai soggetti sperimentali che si studia una cosa e poi se ne fa un’altra.

– I soggetti vengono effettivamente sottoposti ad una serie di prove fisiche; si tratta di esercizi lunghissimi, inutili e noiosissimi: l’unico fine di questa attività è di risultare noiosa, ripeto: è fatta per essere considerata noiosa.

– Alla fine degli esercizi fisici (il soggetto pensa che l’esperimento sia finito, in realtà è appena cominciato), lo sperimentatore gli dice che benché sappia che l’esperimento che ha appena fatto non sia molto stimolante, lui ha bisogno di gente che lo faccia e quindi gli chiede se possa per favore cercare di convincere un altro ragazzo, lì presente, a fare l’esperimento.

– A metà dei soggetti sperimentali lo sperimentatore offre come compenso per questo il piacere (convincere l’altro soggetto) 1$; all’altra metà sono offerti 20$

– Tutti i soggetti sperimentali accettano l’offerta (da notare è che non lo fanno per i soldi, ma perchè glielo ha chiesto lo sperimentatore, che è una persona importante, magari un loro prof, comunque è in una posizione di superiorità).

– I soggetti cercano di convincere il soggetto indeciso, che in realtà è un complice dello sperimentatore e valuta quanto ognuno dei soggetti sia convincente.

– I soggetti pensano finalmente di potersene andare, ma incontrano un altro psicologo, che chiede se per caso abbiano il tempo di sottoporsi ad un breve test, un questionario. Tutti i soggetti accettano (per il motivo di cui sopra).

– Il suddetto test contiene una serie di domande totalmente inutili (messe lì solo per far sembrare il test verosimile); l’unica vera interessante domanda chiede di valutare quanto sia stata stimolante l’esperienza motrice realizzata all’inizio (risposta prevista:" zero", "per nulla", "pochissimo", visto che era stata fatta apposta per risultare noiosa).

– fine dell’esperienza

Dati ottenuti

E quindi?

Bene, quello che ci interessa è come cambi il comportamento dei soggetti a seconda dei soldi offertigli per convincere l’altro studente. Quanto poi questi soggetti sono davvero convincenti? Come valutano poi l’esperienza motoria nel questionario finale?

Ed è qui che la questione si fa interessante…

Il momento fulcro è quando lo sperimentatore chiede loro di fargli questo favore, offre dei soldi e tutti accettano.

Ora, quello che chiede lo sperimentatore è di raccontare una bugia: dire che l’esperienza è divertente o almeno interessante, quando non lo è affatto.

Partiamo dal presupposto che per 20$ (specialmente qualche decina di anni fa quando l’esperimento è stato realizzato) uno studente può anche accettare di dire una bugia (decantare l’interesse di un esperimento che in realtà è noiosissimo), ma 1$ è davvero troppo poco per motivare abbastanza. Quindi ci aspetteremmo che i soggetti pagati 20$ siano più convincenti di quelli pagati 1$…

Neanche a dirlo… si verifica che esattamente l’opposto.

Per quel che riguarda il questionario finale, si vede che i soggetti pagati 1$ valutano la stessa esperienza, noiosa uguale, più interessante e stimolante rispetto ai soggetti pagati 20$.

Ricapitoliamo:

– 1$ : molto convincenti, valutazione positiva dell’esperienza noiosa

– 20$ poco convincenti, valutazione negativa dell’esperienza noiosa

Strano, no? E ora spieghiamo cosa succede nella testa di questi poveri studenti.

La spiegazione

I soggetti accettano di convincere lo studente, indipendentemente dai soldi offertigli e a questo punto si trovano a fare una cosa che è contro i loro principi: raccontare una bugia.

Cercano allora di darsi una buona ragione per raccontare questa bugia:

– non riescono a convincersi del fatto che lo facciano perché gliel’ha chiesto lo sperimentatore: in fondo, nessuno li ha obbligati

– i soggetti pagati 20$ risolvono il dilemma facilmente: "Per 20$ posso anche raccontare una piccola bugia…" Ma per 1$?

– i soggetti pagati 1$ non possono convincersi di fare questa cosa per un misero dollaro. E quindi? Cosa arrivano a dirsi? Beh, come se niente fosse, l’esperienza appena fatta diventa ai loro occhi, davvero molto interessante e stimolante; in fondo, sì, convinceranno il loro compagno a fare quell’esperimento perchè in fondo è stato davvero interessante… O_O

– ne consegue che i soggetti pagati 1$ saranno più convincenti degli altri perchè saranno sinceri, per loro non si tratterà più di raccontare una bugia. Inoltre, ovviamente, nel questionario finale, valuteranno l’esperimento come più stimolante rispetto a chi è stato pagato 20$.

–> I soggetti pagati poco non hanno altro modo per giustificare la bugia che devono raccontare che trasformarla in una non bugia, ovvero cambiando la loro valutazione sull’esperienza motoria.

Mi rendo conto che è tutto un po’ ingarbugliato, ma più di così non sono riuscita ad essere chiara… Comunque trovo che la dissonanza cognitiva sia un fenomeno veramente pazzesco!

Sì. anche qui qualcuno dirà "Eh, ma mica è sempre così…" Beh, ognuno è fatto a suo modo, alcune persone sono più sensibili a questa esigenza di coerenza di altri, ma sono convinta che speghi tante cose e, per quel che mi riguarda, funziona praticamente ad ogni colpo.

Dimenticavo… Per la serie "oltre al danno la beffa", alla fine gli sperimentatori si fanno restituire i soldi, sia chiaro…

Bene, con questo vi lascio stare, non so se siate arrivati alla fine di questo post, non ci giurerei, vi capisco, ma beh, nel caso sia rimasto ancora qualcuno… Buona notte!


Ps Ro, ovviamente la tua conoscenza in materia è molto ben accetta per correzioni, consigli, chiarimenti, semplificazioni.

Off topic: Silvia ne sta combinando un’altra delle sue.

Il mio profilo psicologico

23/04/2008
Non sono solita fare molti test, ma pubblico il risultato di questo test perchè mi sembra molto interessante e parecchio azzeccato come mio profilo psicologico.
Inquietante, no?
Voi mi ci riconoscete?

L’Architetto

Introversion iNtuition Thinking Perceiving


Gli INTP sono persone pensose ed analitiche. Possono spingersi così
profondamente nei loro pensieri da sembrare distaccate e spesso sono ignari
del mondo intorno a loro.


Precisi nelle loro descrizioni, gli INTP spesso correggeranno gli altri (o
saranno estremamente tentati di farlo) quando la sfumatura di significato è
leggermente imprecisa. Anche se questo infastidisce i meno pignoli, questa
abilità di fine discriminazione dà agli INTP che siano a ciò inclini un
vantaggio naturale come, ad esempio, grammatici e linguisti.


Gli INTP sono relativamente amichevoli e disponibili per qualsiasi cosa,
finché non vengono violati i loro principi, sui quali sono espliciti ed
inflessibili. Preferiscono ritornare, comunque, ad una riservata sebbene
benigna indifferenza, non volendo dare spettacolo di sé stessi.

Una delle preoccupazioni principali degli INTP è l’angosciante senso di
imminente fallimento. Passano un tempo notevole a cercare di predire gli esiti
futuri. La tendenza a lasciare le opzioni aperte (derivante dal Percepire),
congiunta con il bisogno di competenza (dall’NT), viene espressa in un modo tale
che una conclusione può incontrarsi con una soluzione alternativa egualmente
plausibile e che, dopo tutto, potrebbe essere stata tralasciata qualche parte
di dati critica. Un INTP che discute su un qualche punto potrebbe stare
cercando di convincere sé stesso oltre che il proprio avversario. In questo
ambito gli INTP sono decisamente diversi dagli INTJ, che sono molto più
confidenti nella loro competenza e decisi ad agire secondo le proprie
convinzioni.


La matematica è un sistema nel quale molti INTP amano intrattenersi, allo
stesso modo dei linguaggi e dei sistemi informatici (e di, potenzialmente,
qualsiasi sistema complesso). Gli INTP prosperano sui sistemi. Capire,
esplorare, manipolare ed ottenere la padronanza di un sistema possono
completamente occupare i pensieri consci di un INTP. La fascinazione per gli
insiemi logici ed i loro funzionamenti interni è spesso espressa nel distacco
dall’ambiente, una concentrazione nella quale il tempo viene dimenticato e gli
stimoli estranei sono tenuti a bada. Riuscire a completare un compito od un
obiettivo con questa conoscenza è secondario.


Uno degli indizi che una persona è un INTP è la sua ossessione per la
correttezza logica. Gli errori spesso non sono dovuti ad una logica sbagliata, apparenti passi falsi nel ragionamento sono di solito il risultato di
qualche dettaglio tralasciato o di un contesto inesatto.


Alcuni famosi INTP

Socrate, René Descartes, Albert Einstein, Marie Curie, Carl G. Jung, Henri
Mancini, Tiger Woods


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