Posted tagged ‘CITAZIONI’

Lampedusa, l’ultima spiaggia di una nazione

13/03/2011


– Si è bagnato, eh? Ne ha presa acqua! -. L’automobilista in sosta che, dopo avermi osservato immobile per mezz’ora, mi rivolge la parola è un vecchio signore. Da lontano, mentre un’onda anomala m’inzuppava jeans e scarpe, lo pensavo guardia costiera, o tossico in cerca di solitudine. Quell’uomo mi ha visto filmare il mare di Lampedusa in tempesta, quindi passare sotto la porta costruita a ricordare immigrati che per colpa di un mare così non ce l’hanno fatta. Siamo io, il vecchio e il mare nello spazio di chilometri: annusarci è integrazione fisiologica. – E lei che fa qui? – domando. – Guardo il mare -, risponde, – sono pescatore, ma co ‘sto mare non si esce -. Per pescare o scappare, con questo mare non si esce e non si arriva.

– Stamattina ho trovato finestrini abbassati, il sedile bagnato. Qualcuno di questi ragazzi è entrato in macchina e ha dormito qui -. I ragazzi di cui parla Salvatore sono quasi duemila tunisini che, da giorni, camminano per il paese aspettando che un volo li porti ovunque fuorché in Tunisia. Mi preparo all’invettiva di un signore italiano ostile all’extracomunitario profanatore di proprietà altrui. Ma invece dell’astio mi sbarca in faccia un sorriso di pescatore in pensione, che mi riporta in paese mentre Padre Pio dal cruscotto ne beneduce il racconto. Che è di quotidianità, senza emergenza che non sia quella di tutti i giorni.

– Lampedusa è bellissima, la devi vedere d’estate col mare calmo, è come le Maldive, noialtri viviamo di pesca ma non conviene più, il pesce costa poco, la barca mia per pescare 24 ore ci vuole 400 euro di nafta, ci ho pure portato Fini, fatto le foto e chiesto di mettere un faro a Punta Sottile che là non si vede e le barche vanno a fondo, e lui ci ha detto sì lo metto, poi è andato al potere e stu faro che ci vuole 100 euro non l’ha fatto, ma che parola c’hanno? Io l’ho votato Berlusconi, ma invece di governare è impegnato co ‘ste porcherie che fa lui, pensa solo a scopare, ora ha paura, che lo scopano a lui, e non so più chi votare, sono indeciso, e ‘sti tunisini camminano, camminano, ma che devono fare? Noialtri siamo abituati a mattere panni stesi fuori, e ogni tanto mancano pantaloni, ma sta gente se si bagna si deve cambiare, qualcosa la devono mettere, giusto? -. Il flusso di coscienza di un elettore di destra in pensione incontrato sull’ultimo scoglio d’Europa m’avvolge, sgrulla e rimette al mondo come il migliore dei centri d’accoglienza. Mi sento meglio, disponibile, ottimista, italiano, qualsiasi cosa significhi. Merito di Salvatore, che l’unita d’Italia lo fa tutti i giorni. Mentre guarda il mare.


da Il segno di Zoro di Diego Bianchi su Il Venerdì di Repubblica

(Venerdì 4 Marzo 2011)


Qui il blog personale del giornalista e a seguire il simpatico video/servizio relativo all’articolo.



Un (ennesimo) bug di Facebook consente il furto di dati personali

03/02/2011

Cito testuale da Oneitsecurety.it

 

Una ricerca sulla sicurezza svolta da due studenti, Rui Wang e Zhou Li, ha permesso di scoprire una vulnerabilità di Facebook che consente a siti web creati ad hoc di accedere ai dati personali pubblicati sul profilo senza permesso dell’utente.

Il sito web maligno potrebbe essere una copia fedele di un sito al quale l’utente ha concesso l’autorizzazione per accedere ai dati privati come nome, sesso e data di nascita.

I ricercatori hanno inoltre trovato un modo per pubblicare contenuti sulla bacheca dell’utente, dimostrando come sia possibile diffondere malware o effettuare un attacco di phishing.

Mediante un sito di test e un finto account su Facebook, i due studenti sono riusciti a visualizzare il nome, la data di nascita e l’indirizzo email dell’utente, dopo aver installato l’applicazione Facebook di ESPN.

Con l’autorizzazione concessa all’applicazione, un malintenzionato, utilizzando il finto sito web, può quindi pubblicare un messaggio sulla bacheca contenente, ad esempio, il link ad un altro sito creato per rubare l’identità mediante phishing.

Fortunatamente i due ricercatori hanno subito contattato il team di Facebook per segnalare la vulnerabilità, che dovrebbe essere risolta in tempi brevi. Come sempre, il consiglio è quello di ridurre al minimo i dati sensibili pubblicati sul social network e modificare le impostazioni della privacy in modo da condividere meno informazioni possibili.

 

La scuola cambia

11/01/2011

 

La scuola cambia. I ragazzi non saranno più divisi per età, ma per peso. Ci sarà la prima mosca, la seconda welter, la terza gallo. Competitività. La licenza sarà media o mediomassima. Le materie tradizionali verranno sostituite dalle materie prime, e i ragazzi potranno così estrarre carbone, zinco, borace, e aiutare l’economia nazionale. Gli insegnanti verranno portati da uno stipendio da fame a uno di robusto appetito. Il profitto, quello ai privatisti. Ai ragazzi che ricordano più cose verrà data una medaglia alla memoria, ai meno svegli suggerito un indirizzo diverso dove, suonando il campanello, gli danno anche un pezzo di pane. La scuola sarà autonoma anche come bilanci: se in passivo, potrà rivendere i ragazzi ai genitori o metterli in mobilità. L’elmo di Scipio sarà però distribuito solo a chi ha un motorino.


da Sottovuoto di Massimo Bucchi su Il Venerdì di Repubblica (Venerdì 31 Dicembre 2010)

Numeri primi gemelli

10/01/2011

I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per sè stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci.In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini,anzi,quasi vicini, perchè fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l’11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, proprio quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l’uno all’altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finchè non li si scopre.

Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l’avava mai detto.

La solitudine dei numeri primi – Paolo Giordano

Aneta – Meganoidi

19/09/2010

Amo chi produce quello che mi piace,

Amo chi mi dà quello che mi va.

Un bel gioco dura poco…

27/06/2010
peccato però.


 


How happy is the blameless vestal’s lot!

The world forgetting, by the world forgot.


Eternal sunshine of the spotless mind!


Each pray’r accepted, and each wish resign’d;



 

 

Sì, gente, sto per tornare.

Un anno fa

01/11/2008

tutto questo era appena cominciato.

Teneteveli stretti i vostri ricordi, vi capiterà di averne bisogno una notte senza luna,
quando tutto vi sembrerà inutile e avrete la sensazione di essere
davvero su questo pianeta, ma per fortuna in una posizione privilegiata
per guardare le stelle.

E tutto quello che devi fare è sdraiarti per terra e ascoltare la musica della tua vita, traccia dopo traccia, nessuna è andata persa, tutte sono state vissute e tutte in un modo o nell`altro servono per andare ad andare avanti.
la citazione è quello che è, ma rende l’idea

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