Lampedusa, l’ultima spiaggia di una nazione


– Si è bagnato, eh? Ne ha presa acqua! -. L’automobilista in sosta che, dopo avermi osservato immobile per mezz’ora, mi rivolge la parola è un vecchio signore. Da lontano, mentre un’onda anomala m’inzuppava jeans e scarpe, lo pensavo guardia costiera, o tossico in cerca di solitudine. Quell’uomo mi ha visto filmare il mare di Lampedusa in tempesta, quindi passare sotto la porta costruita a ricordare immigrati che per colpa di un mare così non ce l’hanno fatta. Siamo io, il vecchio e il mare nello spazio di chilometri: annusarci è integrazione fisiologica. – E lei che fa qui? – domando. – Guardo il mare -, risponde, – sono pescatore, ma co ‘sto mare non si esce -. Per pescare o scappare, con questo mare non si esce e non si arriva.

– Stamattina ho trovato finestrini abbassati, il sedile bagnato. Qualcuno di questi ragazzi è entrato in macchina e ha dormito qui -. I ragazzi di cui parla Salvatore sono quasi duemila tunisini che, da giorni, camminano per il paese aspettando che un volo li porti ovunque fuorché in Tunisia. Mi preparo all’invettiva di un signore italiano ostile all’extracomunitario profanatore di proprietà altrui. Ma invece dell’astio mi sbarca in faccia un sorriso di pescatore in pensione, che mi riporta in paese mentre Padre Pio dal cruscotto ne beneduce il racconto. Che è di quotidianità, senza emergenza che non sia quella di tutti i giorni.

– Lampedusa è bellissima, la devi vedere d’estate col mare calmo, è come le Maldive, noialtri viviamo di pesca ma non conviene più, il pesce costa poco, la barca mia per pescare 24 ore ci vuole 400 euro di nafta, ci ho pure portato Fini, fatto le foto e chiesto di mettere un faro a Punta Sottile che là non si vede e le barche vanno a fondo, e lui ci ha detto sì lo metto, poi è andato al potere e stu faro che ci vuole 100 euro non l’ha fatto, ma che parola c’hanno? Io l’ho votato Berlusconi, ma invece di governare è impegnato co ‘ste porcherie che fa lui, pensa solo a scopare, ora ha paura, che lo scopano a lui, e non so più chi votare, sono indeciso, e ‘sti tunisini camminano, camminano, ma che devono fare? Noialtri siamo abituati a mattere panni stesi fuori, e ogni tanto mancano pantaloni, ma sta gente se si bagna si deve cambiare, qualcosa la devono mettere, giusto? -. Il flusso di coscienza di un elettore di destra in pensione incontrato sull’ultimo scoglio d’Europa m’avvolge, sgrulla e rimette al mondo come il migliore dei centri d’accoglienza. Mi sento meglio, disponibile, ottimista, italiano, qualsiasi cosa significhi. Merito di Salvatore, che l’unita d’Italia lo fa tutti i giorni. Mentre guarda il mare.


da Il segno di Zoro di Diego Bianchi su Il Venerdì di Repubblica

(Venerdì 4 Marzo 2011)


Qui il blog personale del giornalista e a seguire il simpatico video/servizio relativo all’articolo.



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