Cronache

Non so bene che impostazione dare a questo intervento: diverse sono le cose che vorrei dire.  

Parliamo della protesta contro la legge 133. A Torino, come in tutta Italia, c’è molto movimento a riguardo, non mancano i cortei, le assemblee, le originali quanto significative lezioni all’aperto (a cui parteciperò lunedì) e le occupazioni. In particolare, qualche giorno fa è stato occupato Palazzo Nuovo (sede delle facoltà umanistiche), la Facoltà di Fisica è occupata da una settimana e da più di due lo è la Facoltà di Agraria, nei giardini della quale si sono accampati gli studenti che occupano rispettando un regolamento e senza sospendere la didattica; devo dire che ho la fortuna di avere almeno un paio di insegnanti marcatamente schierati contro, che sospendono le lezioni quando ci sono attività di protesta, per permetterci di partecipare, e aderiscono alle lezioni all’aperto.

Parliamo di un altro paio di miei professori. C’è la mia professoressa di Biologia, che spiega in modo incomprensibile e ci annoia a morte, ma che è quasi tenera, perchè si emoziona e le trema la voce ogni volta che fa lezione, tanto si appassiona, ma è perfettamente conscia del fatto che non ce ne frega nulla, non ci piace e non capiamo quello che spiega. C’è poi il professore di Matematica per psicologi (corso, di per sè, di interesse pari a zero, ma propedeutico a Psicometria, esame di pseudostatistica abbastanza mostruoso che mi attende il prossimo semestre), un distinto signore ben vestito, sulla sessantina che si diverte a farci domande trabocchetto per poi darci sonoramente degli ignoranti; è incredibile come riesca a spiegare senza che si capisca un concetto che sia uno, dei mille che spiega; fortuna vuole che il corso sia opzionale, quindi credo che continuerò a seguirlo, o almeno ci proverò, ma mi guarderò bene dal dare l’esame.

Parliamo della mia vita torinese. Il collegio di suore è, per il momento, vivibile, a tratti divertente, grazie anche alla mia compagna di stanza, Gabriella, che sta cominciando a conoscermi e a capire che non sono tanto normale come posso sembrare inizialmente, a Lorella, ragazza valdostana abbandonata dalla sua compagna di stanza che ha una vita molto variegata (come direbbe qualcuno) e non c’è mai, ad Antonella, Veronica, Chiara e un altro po’ di gente.
L’università è un mondo nuovo e, soprattutto, è un mondo grande: sono in corso con quasi duecento persone (di cui una dozzina di sesso maschile, a dir tanto) e Palazzo Nuovo ospita le lezioni di un certo numero di migliaia di altre persone; in effetti, però, mi rendo conto che forse non sto ancora ben comprendendo il concetto di lezione, la differenza tra corso e classe, poichè ho la stragrande maggioranza delle lezioni nello stesso posto e con la stessa identica gente; ad ogni modo, Biologia e, soprattutto, Matematica a parte, di cui ho già detto, non mi sembra di potermi lamentare più di tanto, in attesa degli esami.
La gente che ho conosciuto finora a lezione (ovvero, più che altro, quella che solitamente si siede tra la quarta e la seconda fila a destra) mi sembra simpatica e le risate durante i quarti d’ora accademici non mancano; da notare (piccola nota di colore) che, a parte un’altra Silvia e un paio di Sara, i nomi originali si sprecano: Tabata, Flora, Joy (non so scritto come), Selena, Marika etc.
A mezzogiorno o all’una, secondo le lezioni, all’incirca questa stessa gente, più Viviana e Pier, si trasferisce in mensa dove, tra un menu ridotto, una smart card e un’insalatona, ci si riempe la pancia e ci si rilassa, il tutto a buoni livelli di delirio; e poi di nuovo a lezione.
A parte tutto questo non è che ci sia tempo per molto altro quando sono a Torino: sette/otto ore di lezione al giorno, la mensa, la cena in collegio con Gabriella, un po’ di studio, le manifestazioni, qualche commissione. Di certo non posso dire di essere scomoda: l’aula in cui frequento quasi tutte le lezioni è nello stesso edificio in cui alloggio, un complesso abbastanza imponente che comprende asilo, scuola elementare, media, collegio, casa di riposo, tre aule affittate all’università; quindi la mattina tutto quello che devo fare è uscire dal portone e raggiungere un altro portone dello stesso palazzo, 30 m più in là. Il resto non è molto più scomodo: Palazzo Nuovo a 10′ minuti scarsi, la mensa a 15′, intorno tutti i negozi e le copisterie di cui posso aver bisogno.
Nel complesso non posso certo lamentarmi, ma tant’è non vedo mai l’ora che arrivi Giovedì, per tornare a Genova, al mare, al cielo azzurro, al caldo, a qualcosa di diverso dal piattume monocromo di Torino.

Parliamo della mia situazione personale/sentimentale, come sempre in termini ultracriptici. Sto come sto, potrebbe andare meglio, ma ormai mi conviene convincermi che va bene così. Il problema è riuscirci, il problema è costringersi ad aprire questi cazzo di occhi, a scontrarmi con la vita e a lanciarmi. Mi sento molto Amélie Poulain.

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One Comment su “Cronache”


  1. ciao complimenti vivissimi per il tuo blog
    ma mi spiegheresti come si crea quell intervento ke hai dv c è scritto : poesie,viaggi,etc etc
    sxo mi risponderai


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